Una città dove non nevica mai è tristissima.
Invernale
Post di fine anno
Io lo volevo scrivere un post di fine anno, insomma una specie di bilancio di un anno un po’ strano, cominciato in una città e finito in un’altra, cominciato con un lavoro e finito con un altro.
Giuro che l’avevo iniziato a scrivere, anche perché mi pareva brutto finire l’anno con il post in cui si vede il mio contrabbasso distrutto. Lui no, non ce l’ha fatta a vedere la fine di quest’anno.
Volevo scriverlo, ma poi sono arrivate una sfilza di telefonate e ho capito che non era il caso. E quindi.
Buon anno a tutti.
Goodbye, old friend

Le parole che io non ho mai detto su Giovanni Allevi, le dice, molto più autorevolmente, Uto Ughi:
Uto Ughi non ha troppo apprezzato il concerto natalizio promosso dal Senato della Repubblica che ha avuto come protagonista il pianista Giovanni Allevi. Il nostro violinista lo ha ascoltato - «fino alla fine, incredulo» - dalla sua casa di Busto Arsizio e ne è rimasto «offeso come musicista. Pianista? Ma lui si crede anche compositore, filosofo, poeta, scrittore. La cosa che più mi dà fastidio è l’investimento mediatico che è stato fatto su un interprete mai originale e privo del tutto di umiltà. Il suo successo è il termometro perfetto della situazione del Nostro Paese: prevalgono sempre le apparenze».
Natale, what else?
Mia mamma si è comprata la macchinetta per farsi il caffé quello con la cremina e le cialde. E vabbé, mica male direte voi. No, per niente male, dico io, a patto che uno sappia scegliersi la cialda giusta. Altrimenti chiamalo pure caffé, ma a me sembra più un impastruglio nero con la cremina.
A parte il fatto che poi chissà cosa c’è dentro quelle cialdine malefiche. Insomma, a parte questo io alla fine preferisco un po’ fare il caffé nella vecchia maniera.
Che poi alla fine il caffé è un po’ come il Natale. Lo devi aspettare. Lo devi fare sempre alla stessa vecchia maniera. E il bello, in fondo sta anche nell’attesa, nell’assaporarne gli aromi durante la preparazione, nel suo odore caratteristico e inconfondibile. E’ quello il Natale, secondo me.
Poi alla fine quando lo bevi magari lo trovi un po’ amaro e dici “beh, ma non c’è neanche la cremina” e magari avresti preferito che fosse diverso, che fosse con la cremina, meno imperfetto e meno amaro.
Ma alla fine il Natale è proprio quello, con i suoi aromi, con le sue imperfezioni, con il suo clima di attesa. E io alla fine ci sono affezionato. Per me il Natale è questo. What else?
Almeno una cosa buona
Bisogna dire la verità. Almeno una cosa buona davvero Alemanno l’ha fatta.
La macchina del tempo
Poco fa ho acceso il televisore sul primo canale. C’era una signora di una certa età che cantava una canzone tipo di Edith Piaf o cose del genere.
Il bello è che era perfino a colori.
E ti credo bene
Alla radio, su Ondaverde hanno appena detto: “Code a Livorno Porno”.





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